Il progetto nasce dalle mie polaroid quando, durante la manipolazione, il positivo si stacca dal supporto e la memoria della foto rimane sul fondo come una sinopia.


Come faccio spesso, io ridisegno l’immagine sulla polaroid, mentre questa si sviluppa, incidendola e ritagliandola per cercare di recuperare quel qualcosa che la macchina fotografica non coglie:
l’immagine mentale di quella ripresa, il progetto e il suo contesto.
La mia polaroid è il risultato del mio intervento sull’emulsione e sui pigmenti che al suo interno stanno organizzando la ripresa, modificandone spesso l’oggetto, la geometria e l’architettura.
Spesso Il fotografo vede la foto prima dello scatto e lascia alla macchina solo l’onere della registrazione. Ovviamente non è sempre così e non lo è per tutti i fotografi. Anch’io, (con le polaroid), ho visto spesso la foto prima dello scatto e, come il pittore che, in corso d’opera, ha spesso ripensamenti, ho ridisegnato quella foto sulla foto che si stava sviluppando sicuro che la vera immagine fosse quella che si formava sul fondo della polaroid (spesso trascurando il positivo che si distruggeva con la manipolazione )
Traendo spunto dalle “sinopie” dei progetti che le avevano prodotte, ho cercato di ritrovare ( o reiventare) il contesto e le immagini che avrebbero raccontato quei progetti.
Da questa rivisitazione sono rinati diversi progetti
– natura morta
– lo studio del pittore
– il Museo
– i d’après
Pierluigi Vannozzi
Giugno 2025